Poveglia, la Vida, palazzo Da Mula e altri gioielli
La comunità si mobilita in difesa dei beni collettivi

ASSEMBLEA PUBBLICA

Giovedi 15 febbraio alle 17:30
Sala San Leonardo, Cannaregio 1584 Venezia

Dai centri civici alle isole, dai parchi agli edifici storici, la vendita di beni pubblici ha raggiunto ritmi forsennati. Molti luoghi della città ci diventano improvvisamente estranei, le generazioni più giovani non li conosceranno mai. Da un lato la perdita di luoghi di agregazione e funzioni sociali, dall’altro, e spesso, burocrazie che abbandonano invece di amministrare. Cosa resta di una città?
E’ il momento di prendere parola tutti assieme.

In una sala gremita, questa la carta d’intenti che le associazioni, gruppi informali, comitati e collettivi hanno sottoscritto:

Firmatari (in ordine alfabetico):
25 Aprile, Collettivo Ca’ Bembo Liberata, Comitato Ambientalista Altro Lido, “Comitato” Gasometri, Comitato S.Anna, Generazione 90, Italia Nostra, Poveglia per Tutti, Venessia.com, Venezia Cambia, Vida.

 

Qui il servizio del TGR3Veneto

Qui la rassegna stampa (Il Corriere, La Nuova, Il Gazzettino)

 

Ogni associazione ha analizzato il tema e lo ha esposto attraverso i seguenti sottotemi:

A- Erosione dello spazio/dimensione pubblica
(un vissuto quotidiano messo a rischio, insieme al senso stesso di comunità. Es. dalla moltiplicazione dei plateatici, dalla vendita dei palazzi, delle isole, etc. )

B- Il perverso sistema degli “abbandoni ad orologeria”
(interi pezzi di città abbandonati, quasi che l’abbandono ed il degrado che lo circonda siano alibi che preannunciano la liquidazione, la svendita, la privatizzazione)

C- Il profitto è reale o mancato?
(E’ reale questo profitto per le pubbliche casse delle amministrazioni? Sono vendite sottocosto? Quanto viene annullato dalle ricadute sociali e costi nascosti?)

D- La residenzialità e i luoghi
(Cosa può offrire ai suoi abitanti una città senza luoghi d’incontro? Quali ricadute sulla residenza)

E- Il piano degli interventi
(Solo i privati hanno diritto di parola sul piano regolatore contemporaneo (PAT/PI)? Si viene considerati solo se portatori di interessi ed investimenti privati?)

F- Azione e ruolo della comunità
Come “(ri)aprire” e valorizzare i luoghi pubblici   Riconoscere come soggetto gestore dei luoghi pubblici le Comunità che sono in grado di valorizzarli  sul piano culturale e delle relazioni.

“il patrimonio dell’Umanità siamo noi cittadini”

“l’abbandono degli edifici pubblici sembra ormai una strategia per avere l’alibi per la loro alienazione”

“le vendite di beni pubblici servono a fare cassa o a pagare i servizi? No. Non solo perché sono svendite a basso prezzo ma perché si é visto che vendite e tagli ai servizi vanno a braccetto”

“noi giovani abitanti viviamo anche la mancanza di luoghi per la nostra aggregazione culturale, artistica, creativa. Ogni spazio sottratto poi diventa un’impresa titanica riconquistarlo. C’é un muro di gomma delle istituzioni amministrative anche verso l’istituzione scuola”

“la nuova impostazione degli strumenti urbanistici prevede solo idee di privati. L’interesse generale della collettività non é contemplato”

“la destinazione turistica soffoca tutte le altre perché la sua redditività é incomparabile con le altre. Per questo é necessario rifiutare le destinazioni turistiche”

“i luoghi riaperti dai cittadini creano comunità, ricostruiscono il senso della cittadinanza. Sono oltretutto luoghi di incontro gratuiti. Questi luoghi generano redditività civica.”

“c’é un sentire comune. Le associazioni civiche devono occuparsi di politica perché l’attuale politica si occupa di economia. Occorre avere capacità di previsione perché la monocultura turistica crea fragilità enormi, e oggi é la società civile ad avere questo ruolo: l’economia non é in grado di essere strategica.
Noi qui stiamo rompendo le separazioni e portando le diversità a valore. Questa é una città viva che però non é adeguatamente rappresentata”.

Qui le slide della presentazione